Fermo – Era stata denominata operazione ‘Spia’, ed era stata la chiave per sgominare un’organizzazione dedita al commercio illecito di sostanze dopanti e farmaci tradizionali che venivano trafugati dai depositi ospedalieri di Fermo. A dieci mesi dal blitz messo a segno dai carabinieri del Reparto antidoping dei Nas e della Compagnia di Fermo, il sostituto procuratore di Fermo, Luigi Ortenzi, ha emesso gli avvisi di conclusione delle indagini. Nel documento sono venti le persone indicate come coinvolte a vario titolo nell’organizzazione. Si tratta perlopiù di infermieri, personale ospedaliero, atleti, calciatori, ciclisti amatoriali e dirigenti di società sportive.
Lo scandalo era esploso nel febbraio scorso dopo una lunga e complessa indagine che aveva fatto scattare sei provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di alcuni infermieri del “Murri” di Fermo, e di due addetti alla farmacia ospedaliera e al servizio magazzino. Nei guai erano finti Sante Apolloni, 52 anni, di Montegranaro,Manuela Malaspina, 38 anni, di Lapedona e i fermani Giacinto Pieroni, 57 anni, Diego Donzelli, 32 anni, Mariannina Simonelli, 43 anni e Vittorio Gazzoli, 47 anni. I primi quattro erano stati sottoposti agli arresti domiciliari, mentre per gli ultimi due era stato disposto l’obbligo di firma.
Nel corso delle indagini, erano emerse responsabilità anche per altre sette persone coinvolte con compiti, seppur più marginali, di consegna delle sostanze di provenienza illecita o come venditori al dettaglio. Il proseguo degli accertamenti e l’esame degli elementi raccolti hanno poi fatto finire nel mirino degli inquirenti altri sette imputati. Per un totale di 20. Quattro personaggi di spicco dell’organizzazione sono accusati di associazione a delinquere, peculato e commercio illecito di sostanze dopanti e farmaci tradizionali, oggetto di furto e ricettazione.
L’indagine aveva fatto emergere un canale di distribuzione di farmaci, sia ad azione anabolizzante che ad effetto terapeutico tradizionale, gestito da cinque personaggi di spicco - uno dei quali nel frattempo defunto- che si occupavano, con ruoli distinti, dell’approvvigionamento dei medicinali e della loro successiva distribuzione mediante un consolidato network imperniato sulla conoscenza diretta.
Alcuni degli arrestati, grazie anche al ruolo ricoperto presso le strutture sanitarie pubbliche, sottraevano medicinali dalla farmacia aziendale e dalle dispense ospedaliere di reparto, nascondendo gli ammanchi con la falsificazione dei documenti clinici e dei registri di consumo dei medicinali. Uno degli infermieri, con il supporto di un impiegato, provvedeva anche alla ricerca di clienti e alla vendita illegale dei prodotti sottratti, destinati ad un ex dirigente sportivo e ad atleti amatoriali e delle palestre di body building delle Marche. Gli sportivi, per aumentare le loro prestazioni e la massa muscolare, assumevano a loro volta i prodotti senza alcuna esigenza terapeutica ed in carenza di prescrizioni mediche, mettendo in serio pericolo la propria salute, a causa di gravi effetti collaterali provocati da queste tipologie di farmaci ad esclusivo uso ospedaliero.
Fonte: http://www.ilrestodelcarlino.it
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